La mia prima poesia su Dio.
«Il Tao di cui si può parlare non è l'eterno Tao, il nome che si può pronunciare non è l'eterno nome».
«Il Tao di cui si può parlare non è l'eterno Tao, il nome che si può pronunciare non è l'eterno nome».
L'idea:
Trae profonda ispirazione dal concetto borgesiano di "Aleph" (ovvero: il punto dello spazio che contiene tutti i punti, visti da tutti i punti dell'universo) e al punto come concetto astratto, che non si può definire, che è privo di dimensione (il segno grafico che noi usiamo per riprodurlo è soltanto una sua rappresentazione) che è l'ente geometrico più elementare e, sebbene tecnicamente non esista ~ o meglio, non si possa dimostrare la sua esistenza ~ è alla base di tutto, è riferimento, essenza e sostanza.
Questa poesia, inoltre, è universale (non ha bisogno di traduzione) e non si può "recitare" o "dire" (evocando il "Tao" di Lǎozǐ) ma solo leggere (contemplare?) e fare propria, interiorizzandone l'immagine archetipica evocata.
La Poesia:
Trae profonda ispirazione dal concetto borgesiano di "Aleph" (ovvero: il punto dello spazio che contiene tutti i punti, visti da tutti i punti dell'universo) e al punto come concetto astratto, che non si può definire, che è privo di dimensione (il segno grafico che noi usiamo per riprodurlo è soltanto una sua rappresentazione) che è l'ente geometrico più elementare e, sebbene tecnicamente non esista ~ o meglio, non si possa dimostrare la sua esistenza ~ è alla base di tutto, è riferimento, essenza e sostanza.
Questa poesia, inoltre, è universale (non ha bisogno di traduzione) e non si può "recitare" o "dire" (evocando il "Tao" di Lǎozǐ) ma solo leggere (contemplare?) e fare propria, interiorizzandone l'immagine archetipica evocata.
La Poesia: