Sotto le palme incantate del Bosforo, il lupo di Babilonia accendeva strani falò per rincorrere un'utopia assente mentre, dalle cupole ossidate del tramonto, succedevano a loro stesse mozioni d'ingegno assopito. Amanti cosmici suggevano dai miei seni un nonsoché di primitivo, latitando trilogie simbiotiche, esorcisti di fonemi. Immemore di salvifiche pioggerelline boreali, si incarnava un annoiato susseguirsi d'ombre.
Gli schivi marinai
si appoggiano a un'ipotesi di stasi
terra, grigiore muto clandestino
Dalle contrade guaste
soffia un'incongruenza che dissala
(ma non a contingenza: a cordigliera)
Un vaporìo etilico
sotto coperta freme, tace e spiazza
baluginare d'errabondo affetto