Damnatio Dei

Avvampo di un non perverso male
piango la notte, vivida e furente
le solitarie atarassie d’intenti
e struggersi e distruggersi mi è caro

Non c’è vigore che non ti assomigli
roseo stelo arcuato del tramonto
umida bocca, morbida schermaglia
ti assaggio nel mio eretico delirio

Non torni a sussurrarmi le indecenze
di questa blanda e torbida assonanza
esplodi nella nebbia più infeconda
e strazia la mia carne, la tua assenza

Da dove e per ancora quanti giorni
mi stordirà, il tuo spettro, di lusinghe?
Tiepido buio, insalubre manovra
si eccita la nave, sopra i flutti.