Epifanio

Diarietto velocino per fermare i nuovi baci sul cuscino.


Dal balcone del rispetto muove i passi, pargoletto, un novello Carlo Magno nei dintorni di Poitiers. Poco importa fosse, quello, poco Magno e assai Martello: della morbida pulzella, locuzioni a iosa e a molla mite e fervido ascoltò e, di architettar congrega con la donna bella e maga, presto e bene procurò.

Ora, anch’io sento le voci, parlo agli angeli e do baci ma non finirò sul rogo dell’inutile supplizio; quell’indomito suo vizio ai miei canti ruba spazio: solo se saprà annientare il suo deleterio influsso mi vedrà ~ forse ~ planare sulle spiagge di quel sesso suo, impetuoso ma gentile, nel suo habitat feudale presenile, altrimenti... nonnonnò! Punto. A capo. Nisba. SCIO’!!!

Dorme, ora, il generale del riposo sacrosanto di chi ha vinto contro il male e contro il pianto: la sommessa sua battaglia contro i danni della fifa la combatte a denti stretti e cuore aperto.
Io però ho il fiato corto: di quell’umile concerto che ~ tra sguardi, idee e sospiri ~ questa sera ci gustammo, orma anomala rimane, vaga, oscura, ma la caccio.

La paura non ha figli, chiama sbagli, spegne i gigli e allontana i batticuori ed i prodigi; rende bigi i bei colori, spegne i fari alla speranza, morde i tacchi della danza della vita e l’onda ardita si assoggetta al pio torpore dei non so. Porca l’oca, questo no!

Sono stufa, adesso basta di rimescolar le uova nella cesta, della svista sulla pista che confonde il macchinista e rispolverare gemiti e sembianze, e strappare con le pinze del ricordo maledetto tutti i petali di ogni nuovo fiore, e passare ore amare a elucubrare congetture per riuscire a diradare il duro odore di cianuro del dolore di un futuro che non c’è! Che non c’è ancora! Che potrebbe esser diverso dall’inauspicato dramma ma che mai vedrà la luce se il sospetto s’introduce del disastro!
Se rimane il calamaio della fede senza inchiostro.

Bimba, il Fuoco è il tuo maestro! Take it easy e spara al mostro: quello sordo, cieco e muto del passato decaduto che è già stato, masticato e vomitato, seppellito e riesumato e che ~ bruto e ingrato ~ ancora vuole infiggerti i suoi chiodi.
Bimba, m’odi? Corri e abbraccialo, quell’angelo, e poi ridi!
Di fiducia riempi il cuore, vivi, godi!
Giocati il futuro ai dadi, rischia, esplora a piedi nudi questi azzurri nuovi lidi! É possibile: mi credi? Via gli spettri dagli armadi, credi solo a ciò che vedi e, qualunque cosa accada, tu sorridi!

Poi, se capita che cadi... cadi in piedi!