Rabbia di sabbia (versione integrale)

 
La rabbia della sicula sguaiata che mi spaventa i giorni ormai è passata ma, a poche ore dall’ultimo suo exploit (esibizione becera di intrinseci disagi esistenziali), il mio cristallo muore, coartato da sordidi maneggi criminali a pochi passi dal deserto in fiamme: satanico bailamme o caso gramo, fortuito e sfortunato ma innocente?
Non ci capisco niente, mio Signore: ripeto quell’errore e mi sotterro o ancora il ferro aguzzo di uno Zorro improvvisatosi accanirà con pazzo e rio furoresui miei piccoli gesti bendisposti, sui pii proponimenti defraudati? Ritiro la promessa e cerco un pozzo per sprofondarci dentro l’illusione di avere un giorno il nome mio tra i grandi o di portare senza più tormenti l’artistica missione a compimento?

Mi chiudo nella folgorante noia di una delusa e infausta depressione, m’invento una ragione per sparire e lascio qui a marcire tutti quanti tranne me:son stufa di rincorrere la pace, inutile e infelice, per il bosco dei non so o trascinarmi addosso il rebus di una croce-paradosso che un disgraziato karma un giorno ha imposto.
Da tutta questa illecita miseriache strozza la mia voce d’impotenza voglio uscire, disintegrando in mille acrobazie tutti i poemi che non sono bastati a persuadervi: gettandomi nel nero di un rifiuto avete ucciso il canto e le parole. Adesso mi ribello e scelgo il sole, con l’unico espediente ormai rimasto: l’estremo infame gesto coraggioso che rappresenta un nascere a ritroso.
Mi sentirete poi, se adesso ~ sordi ~ vietate alla mia  arte l’espressione.
Vi ammazzerete il cuore di rimorsi, sprofonderete in orridi pantani, mordendovi le mani dalla rabbia, sicula o no, di aver perduto un lirico tesoro: dell’oro mio colato resterà solo un’impronta breve sulla sabbia di un’arida distesa arroventata e, come io son morta di ignoranza ~ asciutta la mia fonte dai ciechi vostri guai ~ voi pure nel deserto dell’assenza mia morrete, 
straziati dal rimpianto e dalla sete.