Te idolatro, cautamente ma con forza di leone: se domandi l’impossibile, ci provo.
Obiezioni introspettive che mi azzerano il pazzoide ma mi installano la noia.
Qualità da penetrare. Nel dissimile, il potente.
Qualità da penetrare. Nel dissimile, il potente.
Giro attorno alla coerenza nel crepuscolo corrotto da residui di incombenze episcopali.
La frequenza dei tuoi baci riproduce nella mente i suoi abusi: è dovunque e alla sbarra mi incatena dei devianti o dei ruffiani ma io, reduce dal nulla, gli strapiombi dell’incongruo sottometto a una più felice tappa neuronale. Sento gli aghi del ‘mai visto’ farsi polluzione ascetica negli occhi.
La frequenza dei tuoi baci riproduce nella mente i suoi abusi: è dovunque e alla sbarra mi incatena dei devianti o dei ruffiani ma io, reduce dal nulla, gli strapiombi dell’incongruo sottometto a una più felice tappa neuronale. Sento gli aghi del ‘mai visto’ farsi polluzione ascetica negli occhi.
Le betulle di mio padre, con i misteriosi chiodi, fanno a gara per guarire le ossessioni. Io mi stendo, nel tramonto, sotto fronde brezzoline, e rimpatrio verso più sereni appelli ma non torno alla decenza di un linguaggio moderato o signorile.
Trascinata da passioni smeraldine, ti domando mille cerchi di sorriso poi mi invento la risposta e le formiche, sorridendo come te, si incappucciano di paglia.
Repulsione ad allearmi col sensato (socialmente), adoranza viscerale dei tuoi mormorii e di te, voce-ombra di quell’ombra che dal nulla (da cui torno) può far male. Minuetto dal pericolo nascosto (o immaginato?). La cautela, che non è proprio il mio forte, qui si impone: non vorrei però mischiarla col terrore che mi brucia se ti penso senza me.
Repulsione ad allearmi col sensato (socialmente), adoranza viscerale dei tuoi mormorii e di te, voce-ombra di quell’ombra che dal nulla (da cui torno) può far male. Minuetto dal pericolo nascosto (o immaginato?). La cautela, che non è proprio il mio forte, qui si impone: non vorrei però mischiarla col terrore che mi brucia se ti penso senza me.
Te idolatro, gaucho azul, maglioncino che ritorni a farti fiamma come quando dentro al tempio mi sfinivo in alternanze e rapimenti. Sei venuto a farti storia? O poesia?
Tiri indietro le tue reti per prudenza o perché hai scoperto in me qualche magagna?
L’autostima non mi guida: la richiamo, la ricreo e mi riprendo.
Te idolatro.